domenica 13 marzo 2011

127 ore


Durante la settimana appena terminata, io e Tom ci siamo proprio dati alla pazza gioia e siamo stati al cinema due volte.
La prima volta, giovedì, dopo aver attraversato tutte le strade più buie della periferia cesenate, aver aspettato un'ora che iniziasse il film, abbiamo visto "127 ore".


Avverto che ciò che sto andando a scrivere non è una recensione per invogliare qualcuno a vedere o meno il film per cui non mi pongo il problema se scrivere o no tutta la trama, anche perchè sinceramente mi sembra un pò stupido non voler sapere come finisce un film che parla di una personaggio pubblico ancora in vita, è come non voler sapere come finisce un film su Giovanna D'Arco. Quindi se non vuoi che ti rovini il finale, chiudi qui!

Un film di Danny Boyle, un regista inglese che ha già diretto bellissimi film come Slumdog Millionaire e Trainspotting e che invece con quest'ultimo film si è probabilmente lasciato un po' (moltissimo) andare.
Il film ha ricevuto 6 nomination agli Oscar 2011 ma, come previsto, non ha vinto nemmeno il premio alla miglior pulizia del set.
127 ore racconta la tragica storia di Aron Ralston, un alpinista statunitense amante delle maestose montagne dello Utah. Durante un'escursione precipita in una crepa del canyon e insieme a lui un masso che lo intrappola bloccandogli il braccio destro. Lui rimane in quella crepa per, ovviamente, 127 ore finché non si decide a tagliare il braccio.
Io suggerisco di suddividere il film in tre parti:
La prima parte del film e per "prima parte" intendo fino a quando non è nel dirupo, scorre piuttosto velocemente, sembra quasi un documentario della national geographic. Il protagonista va in giro, conosce due ragazze, fa lo sborone, niente di che. L'attore che interpreta Aron è James Franco e devo dire che mi deluso, ha questo suo modo superficiale di recitare che, per carità, se ti limiti a fare omelette a Mary Jane mentre bolli di rabbia perché il tuo amico del cuore ha ucciso il tuo papà cattivo va benissimo ma in un film come questo sembri solo un cocainomane trovato allo zoo di Berlino.
La seconda parte (fino a quando non comincia a tagliarsi il braccio) direi invece che è piena di niente. Ancora una volta in un film di questo genere, come per Into The Wild, ci sfracellano....il cervello con i problemi esistenziali del protagonista. E così diamo il via a "i miei genitori si sono comportati male con me", "io mi sono comportato male con i miei genitori", "se avessi fatto quello", "se fossi andato lì"... sinceramente lo trovo snervante soprattutto se tutto questo bagaglio adolescenziale lo ficchi a forza in un contesto che non gli appartiene minimamente.
Caro Boyle, in Slumdog Millionaire aveva un senso, qui no!!
La terza ed ultima parte secondo me è la più bella. A me ha fatto veramente male il braccio durante quella scena e non a causa delle immagini crude che hanno introdotto nel film ma a causa degli effetti sonori che sono perfetti.

Il film nonostante tutto quello che ho detto non è proprio da buttare via, dopotutto ha ricevuto 6 nomination, un motivo ci sarà!
Tuttavia questo film mi ha inquietata e così come per la musica a me non piace che l'arte mi faccia stare male e capisco che questo può essere in contrasto con il principale pensiero dell'ultimo secolo ma io dall'arte cerco il benessere, non un pretesto per stare male.

Valen π

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